2019 18 febbraio

Codice della strada: ecco le ultime notizie in arrivo




Più spazio e più libertà di manovra alle due ruote, anche se torna alla carica chi vorrebbe imporre il casco ai ciclisti. Più rigore contro chi usa lo smartphone mentre è al volante e controlli più severi sull'assunzione di droghe. Divieto di fumo in auto soli o accompagnati, indipendentemente dalla presenza (o meno) di bambini e donne in dolce attesa. Sono solo alcune delle modifiche al Codice della strada alle quali sta lavorando il Parlamento, e per la precisione la Commissione trasporti della Camera. Commissione dove, allo stato attuale, sono state unificate ben 17 proposte di legge separate che da marzo potrebbero confluire, rapporti interni al Governo permettendo, in un testo unificato condiviso dalla maggioranza gialloverde.


LE BICICLETTE

La proposta più organica e ambiziosa è quella presentata a novembre dal deputato pugliese del Movimento 5 Stelle Emanuele Scagliusi, la numero 1368: è il suo testo quello che contiene i provvedimenti maggiormente al centro della discussione. In particolare quelli relativi alla circolazione delle biciclette, "velocipedi" per il codice della strada. La novità più discussa è sicuramente quella relativa alla circolazione contromano: «All'interno dei centri abitati - questa l'integrazione proposta all'articolo 182 del codice - nelle strade classificate di tipo E o F ovvero nelle zone a traffico limitato, nelle quali il limite massimo di velocità è uguale o inferiore a 30 km orari, i velocipedi possono circolare anche in senso opposto a quello di marcia rispetto agli altri veicoli, previa valutazione delle condizioni di sicurezza». Chiarito che le strade di tipo E o F sono quelle che l'articolo 2 del codice classifica come "strade urbane di quartiere" (categoria E) e "strade locali" (categoria F), distinguendole dalle "strade urbane di scorrimento" (tipo D), la marcia contromano delle bici è ammessa a due condizioni: soltanto per le strade urbane non di scorrimento e locali, e soltanto all'interno di zone a traffico limitato.

NON BASTA IL LIMITE

Non basta, quindi, la semplice presenza di una zona 30, con o senza la presenza di dissuasori a rafforzamento del rispetto dei limiti, per consentire il "doppio senso ciclabile". Doppio senso che in ogni caso, recita sempre la proposta Scagliusi, dovrà essere disposto «con ordinanza del sindaco e segnalato mediante l'aggiunta di un pannello integrativo di eccezione per i velocipedi ai segnali verticali di divieto». Insomma, non basterà l'approvazione delle modifiche al codice e del relativo regolamento attuativo, ma servirà l'intervento del sindaco. Sempre con ordinanza del primo cittadino sarà autorizzata anche la sosta delle bici sui marciapiedi e all'interno delle aree pedonali, anche in mancanza di apposite attrezzature di parcheggio, a patto di non intralciare i pedoni e con il divieto di parcheggiare lungo eventuali percorsi tattili riservati ai non vedenti.

NON SOLO BICI

Se da un lato è vero che le norme sembrano più che altro ammettere anche sulla carta ciò che nei fatti viene spesso tollerato dalla polizia locale (si pensi alla sosta delle bici sui marciapiedi o alla loro circolazione controsenso), è evidente che uno degli obiettivi principali della Scagliusi è quello di ampliare la libertà di manovra delle biciclette per incentivarne l'utilizzo. È se è vero che in un eventuale testo unificato potrebbe essere inserito l'obbligo del casco, previsto dalla proposta Gusmeroli (la numero 777), le modifiche in materia di due ruote non vanno sicuramente nel senso di un maggiore rigore, ma mirano anzi a garantire alle biciclette nuove corsie e misure preferenziali. Stesso spirito per un'altra delle novità in discussione, e che potrebbe confluire nel testo unico, che prevede l'istituzione di una doppia linea d'arresto ai semafori, con una sorta di "casa" per le biciclette, in posizione avanzata di almeno 3 metri rispetto alla linea di stop per i mezzi a motore. Anche in questo caso la decisione spetterà ai Comuni, «previa valutazione delle condizioni di sicurezza». Quanto alle bici sulle corsie riservate a bus e taxi, sulla materia c'è già un'ampia libertà di manovra per i Comuni, cui spetta la scelta sulle corsie riservate, dove spesso, specie nelle piccole città come Udine e Pordenone, la circolazione "promiscua" di biciclette e mezzi pubblici è già ammessa.

Fonte: Messaggero Veneto 

 

 

 



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